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  • davideloperfido97

Il torrente Fersina

Sul Lagorai occidentale all'altezza del lago alpino di Erdemolo nasce il torrente Fersina: corso d'acqua dall'accezione storica particolare, alternandosi tra briglie alternate a correnti e pozze naturali di dimensioni più contenute. Il torrente Fersina scorre inizialmente attraverso la misteriosa e magica Val dei Mocheni: valle laterale della Valsugana, un tempo poco collegata ad essa e celebre per la sua cultura, con una lingua propria derivante dal tedesco e particolari usi e costumi storici.

Il Fersina tocca poi la cittadina di Pergine Valsugana con un tratto prevalentemente formato da briglie prima di tuffarsi, assumendo un corso più naturale e selvaggio per via dei pochi accessi, nel canyon dell'Orrido tra Pergine e Trento; da lì dopo un tortuoso e movimentato percorso arriva ad attraversare il capoluogo trentino prima di tuffarsi in Adige.



Flyfishing lungo il torrente Fersina


Le associazioni che si spartiscono il corso d'acqua in questione sono due: nel tratto più a monte la gestione è di competenza dell'Associazione Pescatori Fersina e Alto Brenta (che nel 2012 ha realizzato uno splendido impianto ittiogenico lungo il suo corso, con vasche per il mantenimento e l'accrescimento di avannotti, pesci allo stadio giovanile e fattrici) mentre, all'altezza delle gallerie della strade statale dopo l'abitato di civezzano, entra a far parte delle acque in concessione all'Associazione Pescatori Dilettanti Trentini.


Andiamo dunque a vedere assieme da quali ambienti è composto il Torrente Fersina, quali specie ittiche lo abitano e quali sono le tecniche migliori per insidiarle.


Tecniche di pesca nel torrente Fersina


Partiamo subito con un dato certo: nella parte alta del corso d'acqua la fa da padrona incontrastata la trota fario.

Avete presente, concedetemi la metafora culinaria, quando assaggiate un dolce classico e vi stupite della sua bontà? Oppure un piatto di semplice pasta al pomodoro, magari anche solo un formato di pasta particolare o una spezia aggiunta dalla nonna? Puff, vi ritrovate catapultati nella vostra infanzia con il bavaglione.

Le trote fario della Val dei Mocheni, almeno per il sottoscritto, hanno quel che di ancestrale, eroticamente estetico e viscerale che ogni volta che allamo un pesce nelle pozze del Bersntol, mi torna alla mente una serie di immagini evocative.


Questo corso d'acqua, assieme ad altri suoi piccoli affluenti che tengo per me e per pochi eletti (vista, ahimè, la poca portata d'acqua decretata dalla siccità dell'ultimo periodo) hanno segnato il mio esordio ed il mio percorso da pescatore.

Fario vivacissime colorate con bollini rossi e di un arancione faraonico, pesci con livree giallo acceso nella parte del corpo e nero pece sul dorso, pesci di tana nascosti in pozze tra abeti e grossi massi che per indole e rusticità non hanno nulla di che invidiare alle cugine marmorate dei corsi d'acqua con portata maggiore.



Trota fario pescata in Val dei Mocheni con la tecnica della ninfa
Fario selvatica pescata in Val dei Mocheni da Filippo con la tecnica della ninfa


Nel tratto più a monte del torrente Fersina (terremo come confine tra "parte alta" e "parte bassa" l'abitato di Pergine Valsugana) sono solito pescare con la ninfa o con la mosca secca, a seconda delle stagione e delle condizioni meteorologiche. Una canna non troppo lunga sarebbe l'ideale, una 8.6 piedi o 9 andrà benissimo; pescando poi in tratti più infrascati possiamo scendere con la lunghezza fino ad una 7 piedi.


Per quanto riguarda le ninfe, a inizio stagione renderanno bene caddis e imitazioni di tricottero piombate ma di dimensioni non eccessive; mentre per la secca, dalla tarda primavera le trote in bollata alla sera diventano meno selettive ed ecco che una sedge in pelo di capriolo, una secca in cdc o una adams classica a seconda delle schiuse possono farci divertire.


L'azione di pesca è molto semplice e consiste nel risalire il torrente lentamente cercando di non proiettare la nostra ombra riflessa dal sole nelle pozze, quindi mimetismo e discrezione in questo tratto sono la regola numero uno. Anche lo spinning e la pesca con il tocco sono molto catturanti in questo tratto, a seconda dei gusti di ognuno.



Nel tratto a valle di Pergine il corso del torrente cambia, ed anche le specie ittiche che lo ospitano. All'altezza di Civezzano il Fersina entra in un canyon, una gola abbastanza profonda che lo rende uno spot davvero suggestivo, con grossi massi, acque turbolente o lenti chalk stream più profondi. L'accesso non è dei più facili e sarebbe sempre meglio farsi accompagnare da una guida di pesca per raggiungere certi punti.


Qui non troviamo più solo trote fario e scazzoni, ma subentrano marmorate, barbi, cavedani e anche qualche trota iridea. Questo tratto è quindi più simile in alcuni punti e per caratteristiche a quello di un torrente di fondovalle dedicato a chi l'estate vuole cercare un po' di riparo dal caldo tra le mura di roccia che lo circondano o qualche bella marmo dalla livrea da sogno.


Funziona solitamente bene in questi tratti oltre alla mosca anche la tecnica dello spinning: minnow galleggianti o sinking per sondare le pozze più profonde del canyon, oltre a cucchiaini anche di dimensioni abbastanza generose. Ricordiamo l'importanza di schiacciare gli ardiglioni per non rischiare di rovinare i meravigliosi pesci che abitano le correnti e le briglie del Fersina.


Una volta all'altezza dell'abitato di Trento fino alla bandita nei pressi della foce in Adige abbiamo un tratto dove vige la pesca con regolamentazione no-kill, quindi solo spinning e mosca con ami senza ardiglione. In questo tratto sono presenti tutte le specie sopracitate (spesso di ottima taglia) ed anche per i principianti o per chi voglia affinare la propria tecnica è un tratto facilmente accessibile e pescabile, formato perlopiù da grosse briglie.



trota marmorata catturata nel Fersina no-kill in centro a Trento
trota marmorata catturata nel Fersina no-kill in centro a Trento (tratto in gestione APDT)

Un torrente quindi poliedrico, adatto a tutti e che con il suo percorso dalla Val dei Mocheni (non a caso conosciuta anche come "la valle incantata") arriva fino al capoluogo trentino, permettendoci di spaziare tra diverse specie ittiche e tecniche di pesca.

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