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Trote fario e piccoli rivi del Trentino

Acqua limpida, vegetazione abbondante e pesci selvatici


I piccoli rivi e i torrenti secondari della nostra provincia vengono di frequente snobbati dai pescatori che decidono di dedicarsi a corsi d’acqua con una portata maggiore o a fiumi di fondovalle dove vi sia la possibilità di catturare pesci di taglia importante.

Specie con l’arrivo del gran caldo, invece, i piccoli rivi di montagna vengono scelti spesso come “alternativa” estiva, dato che la calura e il sole alto nel cielo rendono, se non impossibile, molto difficile ed improduttiva la pesca nei fiumi di fondovalle con portata maggiore (se non in orari e condizioni specifiche).

Tanti anglers si riversano quindi tra boschi di larice e abete, dove scorrono rivi che ospitano trote fario di indubbia bellezza.

Trote con livree che spesso hanno dell’incredibile anche grazie all’ambiente, la vegetazione circostante e le condizioni spesso estreme, dove questi pesci crescono e prosperano.


piccoli rivi del trentino e pesca

Mi sono appassionato alla pesca proprio grazie ai piccoli corsi d’acqua, guarda caso, con l’involontaria complicità della rivista Il Pescatore Trentino.

Correva l’anno 2009 e mi ero da poco affacciato da autodidatta al mondo della pesca, cosa indubbiamente non facilissima per un ragazzino di 11 anni, improvvisamente alle prese con forum a tema o video su come legare ami (su uno Youtube molto primitivo che sgranava le immagini).

Proprio navigando su internet e cercando informazioni relative alla pesca in Trentino mi imbatto nell’archivio della rivista sopracitata: vengo letteralmente rapito dal modo di descrivere, raccontare e vivere la pesca a spinning di Walter Arnoldo e immediatamente inizio a fantasticare, con l’entusiasmo tipico di quell’età, riguardo a fantomatici persici tigrati con il cucchiaino, lucci a minnow e le trote in torrente.. Ah, le trote in torrente.


Rimango stregato nello specifico da questo articolo dove il buon Walter, che oggi è un caro amico, descrive la pesca con i mitici cucchiaini “martin”, in un piccolissimo immissario del lago di Levico. Letteralmente “uno sputo” d’acqua, mi dice la mente ancora inesperta, come fanno ad esserci trote dentro lì? Eppure ci sono anche le foto, a riprova di quel piccolo miracolo della natura: trote fario variopinte con meravigliosi punti rossi, arancio e neri che per allora esistevano solo nella mia immaginazione. Impensabile riuscire a pescarle in posti così.

 

Da quel momento in poi, per me divenne una sorta di ossessione. Una volta acquistato il mio primo permesso annuale dell’Associazione Pescatori Fersina e Alto Brenta inizio a battere tutte le zone “P”, i rii minori non segnati sul libretto con una nomenclatura specifica.

Inutile descrivere l’emozione che mi provocava (accade ancora oggi) l’attacco fulmineo di una trota che sbuca all’improvviso da sotto un sasso, ghermendo l’artificiale con tutta la veemenza e il puro istinto predatorio necessario alla sopravvivenza che madre Natura le ha donato.

Non dimentichiamoci che spesso e volentieri, e sono convinto di non essere l’unico, la pesca ha il potere di riportarci per qualche momento ad un senso di pace, tranquillità e piena contemplazione connessa in qualche modo a quella dell’età infantile, tipica di bambini e ragazzi.

Quella della pesca alle trote in corsi d’acqua secondari e piccoli rivi sperduti tra boschi, caprioli e castagni è un’attività che ci lega indissolubilmente alla parte più ancestrale, profonda e vera di ognuno di noi.


La pesca nei piccoli rivi e cosa è emerso

Andiamo ora ad affrontare il discorso da un punto di vista più squisitamente pratico.

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una più o meno significativa diminuzione dell’attività nelle acque correnti da parte dei pescatori, a causa del divieto riguardo semine e ripopolamenti della trota fario. A riprova di ciò possiamo portare come dato di fatto il calo dei permessi annuali che vengono rinnovati, anche se basta farsi un giro nelle ex zone “pronta pesca” o lungo i torrenti per accorgersi del drastico calo.

Senza entrare nel merito della questione, che vede come sempre due fazioni che difendono e portano avanti un’idea, vorrei parlare dei riscontri pratici che abbiamo avuto come Water Whisperers nelle ultime stagioni portando però l’esempio dei torrenti secondari o dei piccoli rivi.


trota fario ruscello trentino

Frequento assieme ad altri “whisperers” questo tipo di ambienti dall’apertura a marzo, aprile o maggio (a seconda dei regolamenti vigenti delle varie associazioni), fino alla chiusura il 30 settembre; utilizzando maggiormente la tecnica della pesca a mosca secca, a ninfa (specialmente ad inizio stagione) o dello spinning ultralight.


Proprio l’apertura, ad esempio, la dedico sempre a un piccolo immissario del lago di Caldonazzo. La prima domenica di marzo è probabile che vi siano ancora neve, vento ed aria fredda. Non proprio le condizioni ideali per sperare che qualche fario esca dalla propria tana per inseguire un cucchiaino o un minnow o per addentare la gommina che scende a favore di corrente. Spesso però i risultati, a seconda dell’annata, lasciano soddisfatti: nonostante l’acqua gelida qualche mangiata e qualche pesce si vede e questo basta e avanza per riscaldare il cuore e l’animo ad inizio stagione.

 

Non dimentichiamo che spesso in primavera abbiamo la possibilità di risalire posti che a stagione inoltrata sono di difficile accesso vista la gran quantità di rovi, piante spinose e impedimenti di ogni genere. Personalmente ho effettuato le migliori catture nei rivi più infrascati da metà/fine marzo alla metà di aprile. Il sole infatti in alcune giornate riscalda l’acqua quel poco che basta per mettere in attività trote su imitazioni di tricotteri o le prime effimere del genere “Baetis”.


Trota fario trentino rivi

In estate il discorso cambia radicalmente. Con la conoscenza degli spot giusti e dei torrenti più defilati, con un po’ di dimestichezza nell’azione di pesca, le catture si fanno numerose e ci si rende conto che di trote fario nei piccoli rivi ce ne sono; non sono certo pesci enormi, ma ci sono.

Abbiamo avuto ottimi risultati con la ninfa pescando durante il giorno o con la secca in caccia, ed anche mosche di una certa taglia danno il meglio di sè quando l’acqua è calda e le trotelle affamate.

Da non disdegnare sicuramente qualora si preferisca la pesca a spinning, oltre ai classici martin e minnow delle misure più piccole, anche tutta la serie di gomme e gommine che imitano grossolanamente creature varie di possibile interesse da parte delle trote. Ottima la pesca con testina piombata “micro”, direttamente inserita sull’amo al quale si va poi ad applicare un worm o una camola finta. Non amo particolarmente la pesca con le gomme, ma in specifici rivi e spot particolarmente infrascati o con pochissima acqua rende piuttosto bene.

 

La pratica del “catch and release” sta naturalmente alla coscienza ed alla mentalità di ognuno, ma in ambienti del genere sarebbe buona cosa contribuire alla conservazione di essi schiacciando gli ardiglioni e rilasciando di prassi le catture.

 

Tirando qualche somma


Trote ne escono, se ne vedono schizzare tra i piedi e la sera in estate è sempre interessante vederle ballare nelle correntine e pozze di dimensioni contenute all’interno del cosmo di questi micro-ambienti. I ripopolamenti passati con scatole vibert e gli sforzi da parte delle varie associazioni hanno sicuramente rinforzato questa tipologia di torrenti e questo va loro riconosciuto. Inoltre sempre dai riscontri avuti con le varie associazioni durante i recuperi con elettropesca è emerso che di pesce “se ne vede parecchio” con la presenza di tutte le classi di età, segno evidente di una riproduzione naturale.

Non voglio adesso fare quello che il bicchiere lo vede sempre mezzo pieno, perché è chiaro ed evidente a tutti che i nostri ecosistemi risentono sempre più di prelievi idrici, antropizzazione, inquinamento e pescatori poco consapevoli. Una combinazione di elementi che mette seriamente a repentaglio il futuro delle nostre acque forse più delle mancate semine, dato che in rivi secondari, qualora non vengano devastati o alterati dalla mano dell’uomo. Concludendo, da quanto abbiamo visto come gruppo le trote fario sono presenti e ci auguriamo continueranno ad essercene, rendendo la meravigliosa attività della pesca accessibile anche alle prossime generazioni.


catch and release trote fario Trentino




 

 

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