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Lucci e autunno: approcci ed esche pescando dalla riva.


Come di conoscenza comune, tra fine settembre e novembre avviene un drop-off graduale della temperatura dell'acqua, conforme ai diversi ritmi stagionali della penisola e alle varie tipologie degli ambienti. Il luccio sfrutta questo lasso di tempo per alimentarsi in abbondanza aumentando i momenti di caccia, visto l'orologio biologico che segna l'imminente inizio dell'inverno e quindi la scarsità di pesce foraggio reperibile nelle vicinanze specie nei grandi laghi dove i banchi di quest'ultimo tendono ad inabissarsi.


Sfruttare questo momento dell'anno è d'obbligo per ogni adepto della pesca all'esocide, nonostante rimanga lampante che il luccio sia un pesce estremamente lunatico e senza una regola fissa. La costanza e una buona tecnica sono regole d'oro per ottenere risultati oltre al conoscere lo spot a menadito sincerandosi che il pesce target sia in zona o quantomeno studiando l'ambiente circostante se siamo nuovi a quel particolare lago, stagno o canale. Alberi sommersi, legnaie anche su buone profondità (qualora il clima autunnale stia già virando verso il freddo netto), grosse pietre miste ad ostacoli sul fondo nelle vicinanze di scalini netti e sopratutto erbai ed alghe sono di solito gli spot dove il luccio tende a stazionare.



Andiamo quindi a prendere in considerazione tre diverse tipologie di situazioni autunnali dove ipoteticamente dovremmo andare alla ricerca del lupo d'acqua dolce:


Canneto con scalino nelle vicinanze, profondità variabile da media a fonda con qualche traccia di erbaio/legnaie sparse/ostacoli (3-15 metri)


Specie in laghi di medie dimensioni o stagni è possibile imbattersi in spot di questo genere, ma anche nei tratti più larghi di canali o piccoli fiumi. La regola numero uno come già detto è essere certi della presenza del pesce che ricercheremo, ed è possibile accorgersene (oltre che da inseguimenti e abboccate, commonplace) da repentine fughe del pesce foraggio o movimenti particolari di quest'ultimo.


Non mi fermerò a disquisire su canne mulinelli e attrezzatura varia, ma voglio soffermarmi su tecnica in primis ed esche, per tutte le situazioni che andrò ad elencare.


In questo caso inizierei sondando bene tutto il sottoriva, partendo dalle adiacenze del canneto e allontanandomi man a mano. Una swimbait sia soft che hard sarebbe una possibile opzione in questo caso, con innesco a texas (amo all'interno dell'esca) se è la prima volta che pesco in quel punto, onde evitare incagli e bestemmie varie già ai primi lanci.

Con una swimbait (dai 14 fino tranquillamente ai 25 o più cm, amo particolarmente le colorazioni naturali tipo roach o perch, ma anche il firetiger sa il fatto suo negli ambienti con acqua più torbida) è possibile sondare in maniera discretamente veloce la zona, senza però rinunciare a un movimento adescante con stop and go alternato a recuperi lenti lineari; non servono teste piombate o zavorre sul corpo eccessivamente pesanti, difatti il luccio in caccia non si farà problemi se attivo in quel momento a salire e predare l'esca.

Se non otteniamo risultati con la swimbait potrebbe rivelarsi efficace, specie se si alza vento o il meteo cambia repentinamente, montare uno spinnerbait ed effettuare lanci più distanti per sondare una maggiore porzione d'acqua e in meno tempo: una volta ottenuta una mangiata o una cattura, saremo certi che i pesci bazzicano in quella porzione d'acqua e potremmo sbizzarrirci con esche e velocità di recupero.



Fondale che digrada lento e progressivamente da 1 a 4mt, alta presenza di alghe ed erbai anche alti dal fondo, buona presenza di pesce foraggio e carpe o tinche


Erbai ed alghe = lucci.

Una delle regola numero uno che ogni pescatore di ogni sorta ed estrazione dovrebbe conoscere. Il luccio ama alla follia gli erbai, non a caso Madre Natura lo ha dotato di una supersonica e serpentesca livrea ad algam. Ci si nasconde dentro alla perfezione, rimanendo immobile anche delle mezz'ore abbondanti nell'attesa di qualche scardola o gardon, o di una delle nostre fantasiose esche colorate.

La prima scelta in questo tipo di ambienti in autunno ricade sicuramente sul Jerk.

Le alghe saranno in proporzione meno rispetto all'estate e non dovremmo avere problemi, tranne nei casi più estremi (giungle amazzoniche), a slidare dolcemente i nostri minnow senza paletta tra gli steli verdi rimasti. Altro consiglio per questa tipologia di spot: lanciare tanto, e lanciare lontano. Non avendo punti di riferimento non sapremo mai esattamente dove si concentrano ostacoli vari, branchi di scardole su eventuali scalini o altro che può interessare il nostro amico luccio. Spesso anche jerk recuperati lentamente qualche decina di centimetri sotto la superfice possono far alzare un luccio dal fondo (se le condizioni dell'acqua lo permettono) e quindi non dovremmo spaventarci di pescare troppo fuori traiettoria, se il luccio sta cacciando breme che si stanno nutrendo a mezz'acqua un grosso jerk argento non passerà certo inosservato.

Jerk, jerk e jerk, ore di lanci, nessuna mangiata e dopo un po' viene lo stimolo di cambiare dettato anche dalle condizioni semi-ospedaliere del polso.


In questo caso, se il luccio non mangia al di sopra delle alghe proverei a pescarci direttamente dentro, con un amo antialga dedicato su una softbait (amo particolarmente quelle con coda "a paddle" voluminosa, che regalano una presentazione irregolare e spesso molto adescante rispetto ad una dal nuoto dritto). Softbait armata con piombatura non eccessivamente pesante per pettinare le alghe, e si va: lancio, si lascia affondare fino a che pensiamo di essere altezza alghe e si inizia con il recupero. Anche qui potremmo sbizzarrirci, se si presenta la necessità di coprire molta acqua con recuperi lineari più o meno lenti oppure anche con recuperi irregolari e sbandate laterali.


Molto efficace, in caso di acqua limpida o pesci smaliziati è la pesca con lo streamer. Si utilizzano semplicemente le esche nate per la pesca a mosca, in un formato abbastanza voluminoso da essere lanciato o appesantite con insert in piombo direttamente dopo il moschettone del fluorocarbon. L'azione seducente e lenta dello streamer spesso può fare la differenza con pesci super apatici dopo sbalzi di temperatura, anche in ambienti super pressati o acque di piccole dimensioni tipo canali o fosse di irrigazione.


  • Scalino netto nella prossimità della riva, fondale duro, acqua fredda e pulita, pesce foraggio salmonidi (trote, coregoni)


Con l'avvicinarsi dell'inverno, le trote ed i coregoni si portano a profondità meno elevate di quelle che frequentano durante l'anno e il luccio ovviamente ne approffita, cacciando nei pressi di questi pesci impegnati nella riproduzione. Spot con grosse pietre a ridosso dello scalino possono essere proficui (attenzione ad usare un buon terminale, se fluorocarbon mai sotto l'1.0mm di spessore!), o ancora profondità con scalino secco sui 10-12 mt con fondale sassoso e un immisario nelle vicinanze potrebbe rivelarsi interessanti. Come andare ad affrontare questo tipo di spot? Non dobbiamo intanto avere timore di utilizzare esche troppo grandi, come ben noto in questo tipo di pesca; uno shad o un grub color argento su testa piombata con o senza assist, magari con una piccola palettina sfarfallante recuperato lentamente a ridosso del fondale sicuramente si farà notare da qualche esocide nelle vicinanze. O ancora, oltre alle ultrarealistiche imitazioni di trota presenti in commercio, è interessante provare su profondità abbastanza elevate grosse softbait in imitazioni di anguille o bottatrici, scegliendo colorazioni consone all'ambiente e al meteo.

Anche qua la regola numero uno è continuare a lanciare fino allo sfinimento lì dove stiamo immaginando il luccio cacciare, se non si ottengono risultati è una buona strategia variare la profondità sondando per bene tutti gli strati d'acqua (ho preso lucci in inverno a un metro di profondità, probabilmente intenti a cacciare branchi di lacustri in movimento).


Conclusioni


Nella pesca non c'è una regola fissa, sopratutto nella pesca al luccio con esche artificiali dove il cappotto è sempre dietro l'angolo ma dove una mangiata può istantaneamente scaldarci le mani ghiacciate e iniziare a farci tremare le gambe.


Ricordiamo sempre di utilizzare un'attrezzatura adeguata nella ricerca di questo pesce, canne e mulinelli sottostimati e troppo leggeri, anche qualora portassimo a guadino la preda dopo una lunga lotta, potrebbero debilitare il luccio in alcuni casi fino alla morte, per un eccessivo accumulo di acido lattico; bene tenere a mente di avere sempre con sè un paio di pinze a becco lungo per slamare velocemente anche in caso di mangiate profonde.


Per il resto buona caccia marinai, i coccodrilli sono lì dentro nell'acqua che osservano le foglie cadere e attendono il prossimo inganno che presenteremo loro davanti al becco.



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