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  • davideloperfido97

Pesca al persico reale in grandi laghi

Pesce vorace e misterioso, riconoscibile dalle classiche striature nere laterali e dalle sfumature arancioni o rosse sulle pinne, il persico reale (da non confondere con persico sole o persico trota) vive in Trentino-Alto Adige ed in buona parte della penisola, prevalentemente in laghi con buone profondità ma anche in stagni o canali e può arrivare in condizioni favorevoli a raggiungere quasi 60 centimetri di lunghezza. Si alimenta prevalentemente di invertebrati e piccoli pesci (particolarmente gradite le alborelle o le scardole, ma anche piccoli della sua stessa specie) ed è possibile trovarlo a differenti profondità a seconda delle stagione, specie nei grandi bacini dove si sposta in branchi fitti in giovane età per poi diventare meno gregario crescendo.


Persico Reale a guadino

Come pescare il persico? dove andare a cercarlo durante le varie stagioni?


Premetto che la pesca a spinning al persico, soprattutto se praticata dalla riva e senza l’ausilio di un natante, può dare sopratutto all’inizio pochi risultati: sarà infatti la costanza e il battere sempre molta acqua che porterà i suoi frutti.


Il persico reale viene definito da molti come un “pesce fantasma”, spesso gli esemplari più grossi sono infatti difficili da scovare specie in grandi specchi d'acqua dove sembrano apparire e scomparire ciclicamente.

Se infatti in canali o stagni visto lo scarso apporto idrico si può trovare con più facilità, nei grandi specchi d’acqua sarà più dura, fisicamente e mentalmente, andarlo a cercare.

Non spaventatevi però, assolutamente nulla di impossibile, dato che una volta scovato il branco non sarà difficile effettuare catture, specie durante i periodi più caldi dell'anno, dato che si tratta di un pesce molto vorace (conosciuto a molti angler è il comportamento peculiare del branco di persici, che spesso si lanciano fino sotto riva dietro il malcapitato caduto nel tranello dell’esca provando a levargliela di bocca come forsennati).


Partiamo dunque dall’attrezzatura e tutto ciò di cui necessiteremo per cercare il nostro amico tigrato.





Attrezzature ed esche


Partiamo da canna e mulinello: se peschiamo dalla riva avremo bisogno di una lunghezza maggiore per sfruttare l’effetto leva e scagliare le nostre esche il più possibile lontano, coprendo molta acqua. Come lunghezza della canna di solito utilizzo pescando dalla riva una 2.40mt con una grammatura dai 5 ai 15 grammi, importante sarà avere un attrezzo dotato di un’azione prettamente di punta ma con un’ottima sensibilità per cogliere al meglio tutte le mangiate; mentre pescando dalla barca una 2.00/2.10mt con la stessa potenza di lancio (anche se questo è a discrezione del pescatore e delle preferenze personali) sarà più che sufficiente.


Come mulinello invece più gettonate sono le taglie 2000/2500/3000, che di solito imbobino con un monofilo 0.18/0.20 abbinandolo a un terminale in fluorocarbon dello 0.16.

In alcuni spot vista la presenza di ostacoli sul fondo come alberi sommersi o grosse rocce possiamo tranquillamente pescare con uno 0.22 diretto, e ove vi sia la presenza nota di lucci sarebbe meglio abbinare all’esca un sottile cavetto in fluorocarbon di sicurezza, infatti l’esocide non disdegna le esche classiche della pesca al persico, di cui parlerò tra poco.


Arriviamo dunque alle esche: tutto ciò che al vorace persico reale ricorda un alimento abituale o, semplicemente, una presenza estranea lo porterà per voracità o istinto ad attaccare.





Pescando in grandi laghi non si può non citare come esche principe i classicissimi e old-fashioned cucchiaini rotanti. Nei vecchi manuali di pesca (parliamo di edizioni tra il 1980 e il 1990) si trattava già di pesca al pesce persico usando piccole “dirlindane” con fiocco rosso o giallo. Il mepps 2 o 3 fino ad arrivare al 4 nelle colorazioni oro o fluo a seconda della tonalità dell’acqua che fin da bambino mi ha sempre regalato emozioni una volta “scovato” il branco. In alternativa, consigliatissimi anche i martin nelle taglie fino al 9 (anche se ho preso e visto prendere pesci da capogiro con il martin 20, esca dedicata al luccio..).


Spesso, specie nei mesi più freddi quando il persico tende ad inabissarsi, può diventare difficile riuscire a tenere il fondo con cucchiaini piuttosto leggeri ed ecco che ci viene in aiuto il vastissimo e sempre in espansione mondo della pesca a gomma.

Negli ultimi anni si sta diffondendo sempre più la pesca a drop-shot, ponendo alla fine della lenza un piombo (di solito di peso compreso tra i 5 e i 15 grammi, per le profondità più elevate) e, qualche decina di centimetri sopra, l’esca su un amo apposito.

Ho appreso questa tecnica in Olanda da angler navigati e veri perch-addicted, specie che spopola nei canali dei Paesi Bassi dove la pesca con le gomme la fa da padrona.

Altra esca uscita in commercio non da molto ma che sta riscuotendo un enorme successo in tutta la penisola è il Fiiish’s Black Minnow, ideato da un gruppo di pescatori francesi. In ottima gomma morbida e realistica, l’esca dispone di un sistema di montaggio anti alga molto efficace nella ferrate ed è disponibile in diverse taglie e piombature. In acqua sembra davvero una piccola alborella in difficoltà e funziona molto bene anche per la pesca alla trota in torrente, provare per credere!


Ricordo che il persico è un pesce veramente vorace ed anche un po’ stravagante, può succedere non di rado di ricevere attacchi di pesci di taglia su swimbait, spinnerbait o altre grosse esche dedicate al luccio.





questo esemplare ha attacato senza esitazioni una swimbait cercando lucci in autunno.


Azione di pesca


Target del nostro articolo di oggi sono i grandi laghi e dopo aver visto assieme attrezzatura ed esche andrei a parlare dell’azione e delle modalità di ricerca del pesce che metto in pratica.

Pescando da riva dovremmo avere sempre in mente come obiettivo primario di coprire più raggio d’acqua possibile, quindi lanci lunghi (ottimo per questo i black minnow di cui accenno sopra, molto aerodinamici) e recuperi sondando i diversi strati d’acqua anche a seconda della stagione, dell’orario e del meteo. Recuperi più lenti a contatto con il fondo possono essere ottimi durante l’inverno o il tardo autunno, quando i branchi di persico si inabissano cercando scardole e compagnia bella, specialmente la tecnica del drop-shot durante i mesi più freddi può regalare soddisfazioni.





Il discorso cambia radicalmente durante l’estate e l’autunno (secondo me il periodo migliore per i grossi persici, specialmente tra gli ultimi giorni di settembre e ottobre), quando la nostra preda si trova in piena attività un po’ in tutti gli strati dell’acqua.

Non è raro la sera, in luglio o agosto, vedere cacciate di persico a galla e nel sottoriva anche con esemplari degni di nota. In questo caso crank sui 7-9 cm, cucchiaini rotanti e gomme leggere possono regalare catture inaspettate: buona parte la fa anche la fortuna di essere nel posto giusto al momento giusto quando il persico si mette in caccia.

Con il tempo, le batoste e le soddisfazioni sarà sempre più facile capire dove girano nei nostri laghi i persici e dove cercarli nelle varie stagioni; sicuramente l’uso di un natante raddoppia se non triplica le possibilità di pescare questa meravigliosa specie.


 

Conclusioni


Come conclusione ricordo che molto spesso pescando in grandi laghi, che sia da natante o dalla sponda, si può avere a che fare con profondità notevoli e sarebbe buona abitudine pescare il persico a profondità inferiori ai 15 metri. Questo pesce infatti come altre specie ittiche è dotato di vescica natatoria, un organo interno che contribuisce alla capacità di galleggiamento e di stabilità.

Pescando e portando il pesce in superficie da profondità elevate troppo velocemente si viene a creare un barotrauma: il pesce presenta la vescica natatoria a livello della bocca, causa una forte dilatazione della stessa, e avrà seri problemi ad inabissarsi.


Cerchiamo sempre di tutelare e rilasciare con cura il persico reale che, soprattutto negli ultimi anni, fatta eccezione per pochi laghi e dighe ha subito un notevole calo demografico in Trentino-Alto Adige a causa di immissioni di alloctoni, pesca con le reti e inquinamento.


 





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