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  • davideloperfido97

Val Daone: le trote al di là della cascata

Ore 7.00 del mattino, è l’inizio di quella che sembra essere una meravigliosa giornata di inizio giugno e una golf nera targata water whisperers è già in movimento per raggiungere, almeno come si credeva in origine, la Val di Fumo con i suoi paesaggi mozzafiato e i salmerini che popolano l’alto torrente Chiese, in Trentino occidentale. Siamo in quattro quest’oggi in macchina: oltre a me ci sono Andrea, Filippo, Dimitri e la mascotte Bilbo, il cane bassotto da boschi per eccellenza.


Per una serie di disguidi dell’ultimo momento siamo costretti a cambiare meta e optiamo, come ci viene consigliato al numerodi telefono dell’associazione locale (www.associazionepescatorialtochiese.com) per un laterale della Val Daone, un piccolo rio in zona libera comunque non distante dalla meta originaria.

Dopo una colazione da signori con prodotti a km zero e una sosta al supermercato per fare scorta di viveri arriviamo al punto prefissato per fare i permessi. Poco dopo siamo sul sentiero che porta al torrente, sotto una cascata mozzafiato e veramente alta, in una location che è meta abituale di climber ed amanti della montagna.


Canne da pesca ancora chiuse e fotocamera a

tracolla iniziamo a salire e il dislivello nel primo tratto è notevole, oltre 200 metri in meno di venti minuti, ma il rumore delle cascate e la voglia di essere lì ci mettono una sorta di euforia e dopo poco, già sudati dalla testa ai piedi, siamo sul torrente pronti per montare le canne e iniziare.

Quest’oggi io e Andrea pescheremo a mosca alternando ninfa e secca e dopo una rapida consultazione decidiamo di partire entrambi pescando con ninfe. Il torrente in questione scorre in una valletta laterale alla valle principale e l’ambiente è davvero suggestivo, piccoli prati si alternano a tratti di bosco più ombrosi che permettono di mantenere la temperatura corporea ottimale, né troppo caldo né troppo freddo, nonostante la temperatura quasi tropicale di queste ultime settimane. Partono le prime catture e ad effettuarle è Andrea, che scappotta subito con piccole ninfe del 14, mentre io perdo un paio di pesci: decido di provare con la mosca secca e una volta pronta coda e tip finale inizio i primi lanci con una cavalletta finta del 12, che però alle prime pozze non regala nulla. Andrea intanto continua a pescare con la ninfa e le trote non si fanno attendere, mentre Bilbo (cane bassotto e quindi non un peso massimo, ma procede sui pendii rocciosi e tra le piante del bosco con la stessa temperanza di un lupo, vedere per credere), il suo padrone Dimitri e Filippo aka Cippo, fotografo ufficiale e web-developer, proseguono sul sentiero sovrastante condividendo con noi l’emozione di qualche cattura.



E’ ora di pranzo e ci accampiamo al volo all’ombra di alcuni larici e abeti, condividendo le emozioni su catture e paesaggi mentre ci gustiamo il meritato pranzo con calma. Una siesta non sarebbe male ma il richiamo (the whisper, il sussuro..) dell’acqua è troppo forte e, zaini in spalla, riprendiamo la risalita.

Dopo poco, visto il pressochè totale disinteresse dei pesci decido di sostituire la cavalletta con una sedge in capriolo abbastanza voluminosa e, in una piana dove la corrente rallenta, dopo un paio di mangiate a vuoto riesco finalmente portare a guadino la prima fario.

Il sole ormai scalda l’acqua in modo più deciso e anche Andrea decide di passare alla mosca secca. Le catture non si fanno attendere e le trote di questo rio sono veramente suggestive: molte presentano una testa di dimensione molto ridotta rispetto al corpo, indice di una crescita più lenta vista l’acqua molto fredda (siamo sui 1500 metri di altitudine, a ridosso di più ghiacciai). Pesci bellissimi, dotati di una grande forza e livree che variano dai colori più chiari a trote “di tana” più scure.



Il tratto sopra Malga Leno, dove ci fermiamo per un meritato briefing nel prato, il torrente ha meno portata d’acqua e le catture si fanno più sporadiche e dobbiamo renderci quasi invisibili per non farci scorgere dalle amiche pinnute, vista anche la trasparenza dell’acqua e il sole alto nel cielo.

Nel pomeriggio inoltrato ci avviamo verso la macchina senza però rinunciare agli ultimi lanci nelle pozze più belle dove esce ancora qualche pesce; stanchi ma soddisfatti e con l’animo riempito dalla giornata tra prati, acqua e bosco ci concediamo un’ottima birra (per recuperare i sali minerali, direbbe qualcuno) al baretto antistante al parcheggio.

Una giornata di amicizia, natura e pesca; una giornata passata a sussurrare all’acqua e a goderci il sole e il bosco.

Speriamo di poter tornare a trovarvi presto, trote oltre la cascata!

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